Gli scienziati ricostruiscono il volto di un’adolescente scomparsa 9000 anni fa

Gli scienziati ricostruiscono il volto di un’adolescente scomparsa 9000 anni fa

Aiutati da un archeologo e scultore svedese, alcuni scienziati dell’Università di Atene, in Grecia, sono riusciti a ricostruire tratto per tratto e in tre dimensioni, il volto di una giovane donna greca di diciotto anni. Chiamata Avgi, viveva 7000 anni prima della nostra era, in una grotta che oggi conserva resti risalenti al Mesolitico.

Quasi 9000 anni e neanche una ruga! Avgi, giovane donna greca plurimillenaria, viveva nel Mesolitico, 7000 anni prima della nostra era, un periodo storico nel corso del quale gli Uomini hanno progressivamente abbandonato la caccia e la raccolta per le prime forme di agricoltura. Nonostante la sua età più che rispettabile, il suo aspetto sarà per sempre quello di un’adolescente di diciotto anni, l’età della sua morte.

Avgi si è spenta in Grecia, in circostanze ancora misteriose. Ma il suo cranio, ritrovato da alcuni archeologi in una grotta nel 1993, ha oggi permesso agli scienziati di ricostruire con una fedeltà inaudita il volto di questa residente preistorica della grotta di Theopetra, un sito archeologico della regione della Tessaglia, al centro della Grecia. “Questi resti forniscono la prima prova dell’esistenza di un uomo del Mesolitico nella regione della Tessaglia”, spiega alla News Agency ateniese-macedone l’archeologa capo del sito di Theopetra, Nina Kyparissi-Apostolika.

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Ricostruire con precisione la fisionomia di Avgi è stato un lungo lavoro, portato a termine da poco da un’equipe pluridisciplinare dell’Università di Atene. Composta da un endocrinologo, un ortopedista, un neurologo, un patologo e un radiologo, il gruppo di scienziati era capeggiato da Manolis Papagrigorakis, un ortodontista. Anche l’archeologo svedese Oscar Nilsson, scultore specializzato in ricostruzioni facciali, faceva parte del gruppo.

La tecnologia 3D al servizio degli archeologi

Il risultato della loro opera è stato annunciato venerdì scorso, nel corso di un evento organizzato al Museo dell’Acropoli. L’occasione di scoprire il processo che ha condotto alla rinascita del volto dell’adolescente greca. La fase preliminare della ricostruzione di Avgi è stata costituita dalla determinazione della sua età. Nonostante le sue ossa lasciassero presagire una quindicina di anni, i suoi denti indicavano un’età di diciotto anni, “con un anno circa di approssimazione”, come precisa Manolis Papagrigorakis, l’ortodontista responsabile dell’equipe.

Una volta raggiunta questa tappa, la seguente ha marcato il punto di partenza per la ricostruzione propriamente detta. Grazie alla tecnologia, gli scienziati hanno tracciato il loro ritratto con l’aiuto di un’analisi tomografica del cranio dell’adolescente preistorica. Grazie ai raggi X, questa tecnica d’imaging, simile a uno scanner, ha permesso di digitalizzare in tre dimensioni le strutture anatomiche della testa di Avgi. Una volta acquisiti, questi dati sono stati modellati in taglia reale con l’aiuto di una stampante 3D. Le basi della replica erano state gettate.

Hanno fatto seguito una serie di tappe di scultura e di modellamento. Prima di tutto l’installazione delle zeppe, incollate attraverso la superficie del futuro viso per abbozzarne i collegamenti. Grazie ad esse, lo scultore Oscar Nilsson ha potuto rilegare, muscolo per muscolo, punti anatomici precisi della faccia di Avgi. D’altra parte, molti meno indizi erano disponibili per far rinascere con fedeltà il colore della pelle e degli occhi. Solo le caratteristiche abituali della popolazione locale dell’epoca lasciavano intravedere il probabile aspetto di questi tratti nell’adolescente del Mesolitico.

Un risultato realistico

Risultato dell’assemblaggio finale, un volto di giovane donna naturale, dai tratti marcatamente più mascolini di quelli a cui siamo abituati oggi. Zigomi marcati, fronte bombata e un mento modellato da una fossetta rivelano alcuni aspetti della fisionomia umana progressivamente svaniti nel corso delle generazioni.

Avendo ricostruito donne e uomini dell’età della pietra, penso che alcune caratteristiche del viso sembrano sparite o essere livellate. In generale, sembriamo meno mascolini oggi, sia gli uomini che le donne”, spiega lo scultore Oscar Nilsson al sito National Geographic.

Una ricostruzione facciale che segue altre

L’equipe greca non è alle prime armi. Nel 2010, questi ricercatori, mezzi-scienziati, mezzi-artisti, si erano cimentanti nella ricostruzione di un volto ancestrale. Quello di una giovane ateniese, una ragazzina di 11 anni chiamata Myrtis, sparita circa 430 anni prima di Cristo, in seguito a una malattia infettiva ancora oggi presente: la febbre tifoide.

Gli archeologi ateniesi non sono comunque i soli a mettere in pratica la tecnologia 3D per ricostruire volti preistorici. Nello scorso dicembre, un’altra equipe aiutata da Oscar Nilsson ridava vita alla faccia di un’antica regina peruviana, così come alcuni colleghi britannici del British Museum che, nel gennaio 2017, erano già riusciti a far rinascere l’aspetto originale del volto di uno dei pezzi più importanti del museo inglese: il “cranio di Jericho”, reliquia ossea di un uomo del Neolitico di 9500 anni.

L’uomo di Jericho, Myrtis e anche Avgi sono testimonianze dei tratti dei nostri antenati, realistiche riproduzioni rigorose e allo stesso tempo sconvolgenti.

 

• Giada Di Matteo
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