Si chiama Marijuana Pepsi ma rifiuta di cambiare nome e vince un dottorato sull'argomento

Si chiama Marijuana Pepsi ma rifiuta di cambiare nome e vince un dottorato sull'argomento

Oggi laureata, Marijuana Pepsi assicura di condurre una vita all'insegna dello humor e di non fare uso di droghe... Scopri la sua storia nel video!

 

Marijuana Pepsi, 46 anni, ammette che avere un nome come il suo non sia facile. Invece di cambiarlo, ha deciso di esorcizzare la questione da vera anticonformista: ha scritto una tesi sull’impatto dei nomi eccentrici sui bambini.

Oggi, i profili social della donna, fresca laureata, si sono guadagnati molto seguito. Il nome della quarantenne l’ha resa quasi leggendaria, nel luogo in cui è nata. Si tratta della città di Beloit, nello stato del Wisconsin (Stati Uniti).

L’americana è stata al centro dei pettegolezzi, per il modo in cui sarebbe stato deciso il suo nome. Le ipotesi sono tante: che i genitori fossero fumatori di marijuana, amanti della celeberrima bibita, oppure che avessero consumato entrambi i prodotti prima di recarsi all’anagrafe. Resta il fatto che abbiano scelto proprio questo nome per la figlia.

Nel 2009, una giornalista della rivista Milwaukee Journal Sentinel, Jim Stingl, finalmente è riuscita ad intervistarla. È stato allora che il nome della donna ha iniziato a circolare sui media.

Come dicevamo, non si sa molto del perché sia stata chiamata così. Quello che è certo è che l’eccentrica combinazione sia stata ideata, per prima, dalla madre.

« Mi disse di essere sicura che avrei potuto vivere con questo nome, tranquillamente » ha raccontato Marijuana Pepsi, che, all’epoca, usava il cognome del marito. « Quando ero piccola mi chiedevo perché le mie sorelle si chiamassero Kimberly e Robin ».

Oggi, la donna ha accettato il suo nome e, in famiglia e dai suoi cari, si fa chiamare Pepsi.

Anche in facoltà, i pettegolezzi su di lei abbondavano. Oggi, Pepsi dice di non preferire le bibite gassate e di non fumare droghe. Lavora in una scuola della sua città, Beloit. Si fa chiamare solo con le iniziali, M.P., per evitare equivoci.

La sua tesi universitaria, le riguarda molto da vicino, trattando dell’effetto dei nomi, a scuola, sui bambini afroamericani, provenienti da zone degradate. Il titolo della tesi ? « Nomi neri in classi bianche: il comportamento dei professori e la percezione degli alunni ».

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Secondo la donna, il nome può essere un indicatore dell’etnia o dell’estrazione sociale delle persone, il che può determinare discriminazione. Più dettagli su questa storia unica nel video qui sopra!

Fonte: 20 minutes

Paola Gentile
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