Agglutinine irregolari: definizione, ruolo, come analizzare i risultati?

Cosa sono le agglutinine? A cosa servono?

Le agglutinine sono anticorpi anomali volti a distruggere gli antigeni presenti sulla superficie delle emazie. In alcuni casi, queste strutture prodotte dal sistema immunitario possono condurre alla distruzione dei globuli rossi.

Le agglutinine irregolari, di che si tratta?

Gli anticorpi sono elementi del sistema immunitario secreti per individuare la presenza di agenti estranei.

Le agglutinine sono particolari anticorpi che, reagendo col rispettivo antigene, provocano il fenomeno dell’agglutinazione, ovvero l’agglomeramento in piccole masse di cellule isolate (batteri, globuli rossi ecc.).

L’agglutinazione viene utilizzata per la determinazione del gruppo sanguigno, per l’identificazione di molti microrganismi e, qualora si sospetti una malattia infettiva, per la ricerca delle agglutinine specifiche. 

In ogni individuo esistono agglutinine naturali e la loro quantità aumenta durante alcune malattie e dopo vaccinazione, e può essere valutata con la sierodiagnosi. 

Le agglutinine irregolari sono anticorpi pericolosi perché possono attaccare i globuli rossi del paziente.

Si registra la presenza di questi atipici anticorpi in due casi: gravidanza e dopo una trasfusione sanguigna. In entrambi i casi, il meccanismo immunitario è lo stesso: il contatto con il sangue del donatore o con quello del feto causa una risposta immunitaria che provoca una produzione di anticorpi diretti contro il sangue “estraneo”.

In caso di gravidanza o di trasfusione, le agglutinine irregolari attaccano i globuli rossi causando gravi complicanze mediche come choc trasfusionale o malattia emolitica del neonato.

Il dosaggio delle agglutinine irregolari

Il test per valutare l'eventuale presenza di agglutinine irregolari è il Test di Coombs, che valuta la presenza di anticorpi in grado di attaccare e distruggere i globuli rossi.

Noto anche come test dell'antiglobulina, è richiesto in particolare in caso di gravidanza, di bilancio trasfusionale e dopo una trasfusione nell’ambito di emovigilanza. Nella donna incinta senza antecedenti di trasfusione, quest’esame viene effettuato prima della fine del primo trimestre e verso l’ottavo mese di gravidanza ma sarà più frequente nelle donne con RH negativo.

Le gestanti vengono sottoposte innanzitutto ad un test per determinare il gruppo sanguigno (A, B, AB, 0) e l'eventuale presenza del fattore Rh (Rh positivo - Rh negativo), altrimenti detto antigene D. Questi esami, eventualmente condotti anche sul marito o sul presunto genitore, sono importantissimi per accertare l'incompatibilità tra il sangue della madre e quello fetale.

In caso di incompatibilità, la madre può sviluppare una risposta immunitaria contro i globuli rossi del feto, producendo anticorpi in grado di attaccare e distruggere le emazie del giovane organismo; la possibile e pericolosa conseguenza è un'anemia, nota come malattia emolitica del feto (MEN), che nei casi più gravi può condurre a morte intrauterina.

La ricerca degli anticorpi si realizza a partire da un campione sanguigno ottenuto tramite puntura venosa sul braccio. Il prelievo è quindi messo a contatto con cellule sanguigne provenienti da donatori diversi per valutare l’eventuale presenza di agglutinine irregolari.

Presenza di agglutinine irregolari: cosa significa?

Il test si considera positivo quando vengono individuate agglutinine irregolari. In questo caso, devono essere realizzati esami complementari per determinare quali tipi di antigeni vengono colpiti. In previsione di una futura trasfusione sanguigna, ciò risulta essenziale per controllare la compatibilità con il sangue del donatore ed evitare lo choc trasfusionale.

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Nell’ambito di una gravidanza, si controlla lo sviluppo del feto in modo più accurato perché alcuni anticorpi possono essere molto pericolosi: le agglutinine anti-D, anti-RH4 o anti-KEL.

Assenza di agglutinine irregolari: cosa significa?

Quando non si rileva la presenza di agglutinine irregolari, il rischio di incompatibilità tra feto e madre e il rischio di incompatibilità trasfusionale si riduce esponenzialmente.

Giada Di Matteo
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