Conta piastrinica: definizione, ruolo, come analizzare i risultati?

Conta piastrinica: a cosa serve? Come si svolge?

La conta piastrinica è la valutazione del numero di piastrine contenute in un volume preciso di sangue. La conta è una delle misurazioni dell’emocromo o dell’emogramma. Costituisce un indicatore della funzione di coagulazione di un paziente.

Cos’è la conta piastrinica?

Globuli bianchi, globuli rossi e piastrine sono gli elementi cellulari che compongono il sangue. Questi piccoli frammenti cellulari privi di nucleo si formano nel midollo spinale e vivono in media 9 giorni. Sono un ingranaggio essenziale del meccanismo di coagulazione (emostasi), ossia il meccanismo che si attiva quando la parete di un vaso sanguigno viene lesionata. Lo scopo principale della coagulazione è quello di evitare l’uscita, ovvero l’emorragia, di sangue. 

La valutazione del numero di piastrine permette di ottenere molte informazioni nell’ambito dello studio di un disturbo della coagulazione o di una patologia ematologica. L’analisi rientra di solito nell'emocromo ma può essere prescritta da sola quando si desidera controllare il tasso piastrinico nell'ambito di un trattamento farmacologico che può farlo variare o in presenza di alcuni sintomi:

- ematomi o lividi;

- frequente perdita di sangue dal naso;

- mestruazioni troppo abbondanti;

- presenza di sangue nelle feci;

- petecchie o porpora cutanea, che si manifestano entrambe con la formazione di macchie rosse sulla pelle.

Il dosaggio della conta piastrinica

Il campione di sangue necessario per realizzare una conta piastrinica viene prelevato tramite puntura venosa effettuata sul braccio. Nei bambini, il prelievo sanguigno può essere effettuato tramite puntura sul dito mentre nei neonati si preferisce il tallone.

Un periodo di digiuno è consigliato ma non obbligatorio prima dell’esame. Dopo il prelievo, si esercita una leggera pressione sul punto di entrata dell’ago per facilitare la coagulazione. Successivamente si applica un cerotto.

I risultati della conta piastrinica sono comunicati al paziente entro 24 ore circa. I valori normali della conta piastrinica rientrano fra 150 000 e 400 000 per mm3.

Vi sono farmaci che possono alterare la conta piastrinica, in particolare:

- l'uso di cefalosporine, clindamicina, clozapina, contraccettivi orali, corticosteroidi, danazolo, dipiridamolo, donepezil, epoetina, gemfibrozil, litio e zidovudina può provocarne l'aumento;

- l'uso di ACE-inibitori, acetaminofene, agenti chemioterapici, allopurinolo, antiaritmici, antibiotici, barbiturici, diuretici, donepezil, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), fenotiazine e infliximab può  provocarne la riduzione.

Vi sono inoltre anche altri fattori che possono modificare l'esito della conta:

- altitudine elevata, basse temperature continue, eccitazione ed attività fisica intensa possono provocare l'aumento della conta;

- durante il periodo pre-mestruale si ha invece una riduzione della conta piastrinica.

Tasso troppo basso: cosa significa?

Si parla di trombopenia quando la concentrazione piastrinica è troppo bassa e causa rischio emorragico perché le piastrine non sono abbastanza numerose per garantire una giusta coagulazione.

Tra le patologie principali che possono causare una diminuzione di piastrine, ci sono il linfoma, la mielofibrosi, la leucemia acuta o il tumore metastatico.

Tasso troppo elevato: cosa significa?

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Un’elevata conta piastrinica aumenta il rischio tromboembolico, cioè il rischio di formazione di coaguli sanguigni nelle diverse strutture del sangue.

Alcune patologie del midollo spinale possono causare questo tipo di fenomeno ma la trombocitosi può essere provocata anche da trombocitemia essenziale, malattia infiammatoria, carenza di ferro, tumore, asplenia o splenectomia.

• Giada Di Matteo
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