Risonanza magnetica cervicale: definizione, come si svolge l’esame, quali sono i rischi?

Risonanza magnetica cervicale: a cosa serve? Perché ci si sottopone?

L’imaging a risonanza magnetica (MRI) cervicale permette di ottenere immagini della nuca e del collo in due o tre dimensioni. Quest’esame medico non invasivo è richiesto per determinare l’origine e la natura di disturbi che colpiscono la parte alta della colonna vertebrale.

Cos’è un risonanza magnetica cervicale?

Questo tipo di imaging medico si basa su due elementi: un potente campo magnetico e onde a frequenza radio.

Indirizzando una forza magnetica superiore a quella esercitata dalla Terra verso zone precise del corpo, in questo caso la zona cervicale, l’MRI cerebrale permette di orientare i protoni di idrogeno nella stessa direzione. Le onde radio rimbalzano quindi sull’allineamento degli atomi di idrogeno il cui segnale sarà interpretato numericamente sotto forma di immagini dettagliate.

L’MRI cervicale è impiegato come strumento di diagnosi di ernie cervicali, di stenosi spinali, di un ascesso vertebrale, di sclerosi multipla, di una cervicalgia cronica.

In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

MRI cervicale: come si svolge l’esame?

La risonanza magnetica cervicale si realizza in ospedale dopo la compilazione di un questionario medico che permette di individuare eventuali controindicazioni. Se il paziente può sottoporsi all'esame, gli viene chiesto di rimuovere tutti gli oggetti metallici, di spogliarsi e di indossare un camice. Il paziente viene quindi invitato a sdraiarsi su un lettino che slitta all'interno del macchinario per la risonanza magnetica e a rimanere immobile per l'intera durata dell'esame. 

Potrebbe essere iniettato un liquido di contrasto per via intravenosa per facilitare la visualizzazione di alcune strutture anatomiche. Durante l’esame (30-45 minuti), il radiologo rimane in contatto con il paziente attraverso un microfono e gli comunica cosa fare per ottenere immagini di qualità.

MRI cervicale: quali sono i rischi per la salute?

Al contrario della TAC che utilizza emissione di raggi X, la risonanza magnetica cervicale non presenta effetti secondari maggiori legati al campo magnetico e alle onde radio, se le controindicazioni sono rispettate.

Alcune situazioni specifiche costituiscono controindicazioni assolute all’uso di un MRI cervicale.

Non possono poi sottoporsi a risonanza magnetica i portatori di pacemaker cardiaconeurostimolatori, corpo estraneo metallico oculare, stimolatore cardiaco, clip vascolari o valvola cardiaca metallica perché il campo magnetico o le onde prodotte dall'apparecchiatura potrebbero alterarne il funzionamento.

Recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali, molti dei quali a base di titanio, che non interferiscono con l'indagine, ma in ogni caso, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. 

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Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche, anche senza esserne consapevoli è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un'esplosione informasse gli operatori. 

La gravidanza costituisce una controindicazione relativa che deve essere valutata dal medico. Infine, la cavità centrale dell’MRIè molto stretta e potrebbe rivelarsi angosciante. Pertanto le persone claustrofobiche devono avvisare il medico prima di iniziare l’esame.

In alternativa, la risonanza magnetica può essere anche "aperta", il macchinario in questo caso è aperto ai lati e le due porzioni del magnete si trovano sopra e sotto il paziente. La risonanza magnetica aperta è particolarmente indicata in chi soffre di claustrofobia, ma anche nei bambini, negli anziani e nelle persone in sovrappeso. 

• Giada Di Matteo
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