Acquafobia: trattamento, sintomi, di che si tratta?
Acquafobia: trattamento, sintomi, di che si tratta?

Acquafobia: trattamento, sintomi, di che si tratta?

L’acquafobia, raramente chiamata idrofobia, è una comune fobia caratterizzata da una paura irrazionale dell’acqua. Se non viene trattato, questo disturbo d’ansia può essere invalidante nella vita quotidiana.

Cos’è l’acquafobia?

L’acquafobia è un disturbo psicologico della famiglia delle fobie. Può essere descritta come una paura irrazionale ed eccessiva dell’acqua. In base ai casi, la fobia non riguarda unicamente le grandi distese di acqua alta come i laghi, il mare e gli oceani.

Nei casi più gravi, anche l’acqua contenuta in una vasca da bagno o la pioggia può causare ansia. Chi ha paura dell’acqua può anche avere paura di essere schizzato a sorpresa, rifiutandosi di mettere la faccia sotto il getto d’acqua della doccia o sentendosi angosciato anche solo se si parla dell’acqua.

L’idrofobia è diffusa soprattutto nei bambini e tende a scomparire dopo i 12 anni, ma, in alcuni casi può essere mantenuta o addirittura sviluppata in età adulta.

La paura dell’acqua si manifesta il più delle volte nella forma più lievi (paura di immergersi, di nuotare e in generale dell’annegamento). Solo nei casi più gravi tale paura può indurre il soggetto adulto a non lavarsi.

I sintomi dell’acquafobia

Il sintomo principale dell’acquafobia è un’angoscia irrefrenabile provocata dalla presenza o dall’evocazione dell’acqua. Questa paura irrazionale può causare diverse manifestazioni fisiche, come tachicardia (accelerazione del ritmo cardiaco), tremori, pallore, sudori, difficoltà di respirazione, vertigini e a volte perdita di conoscenza.

Chi ha paura dell’acqua mette in pratica tecniche di evitamento per non confrontarsi con l’oggetto della propria paura: può rifiutare di recarsi sul mare, declinare sistematicamente tutti gli inviti in spiaggia o in piscina, ecc.

Le cause dell’acquafobia

La causa dell’acquafobia non è sempre facile da individuare ma spesso è legata a untraumapsicologico che risale all’infanzia. Può essere dovuto a un incidente (caduta in acqua mentre si corre su bordo piscina), soprattutto se il bambino non sapeva ancora nuotare: la paura e il sentimento di impotenza provati possono aver provocato un disturbo ansioso in età adulta.

Il soggetto può ricordare il trauma perché vissuto in età adulta, o non ricordarlo poiché subito quando era molto piccolo. Solitamente i soggetti sperimentano la paura dell’acqua dopo un principio di annegamento.

Questa fobia può essere anche causata da paure più profonde che il soggetto associa all’acqua come ad esempio la paura dell’ignoto, di cadere, di morire, di non respirare o di perdere il controllo.

La reazione immediata è quella di allontanarsi da ciò che genera paura, innescando il meccanismo dell’evitamento. Il soggetto evita tutte le situazioni in cui potrebbe trovarsi a contatto con l’acqua per non sperimentare le sensazioni che lo fanno stare male.

Quali sono i trattamenti dell’acquafobia?

Se l’acquafobia disturba profondamente la vita quotidiana, si consiglia di consultare uno psicoterapeuta. Generalmente, le psicoterapiecomportamentali e cognitive danno buoni risultati, aiutando chi soffre di questa fobia a confrontarsi progressivamente con l’acqua.

Può essere utile una psicoanalisi: per determinare l’origine esatta dell’acquafobia e combatterla al meglio. Un altro approccio possibile è l’ipnosi, sempre più utilizzata contro le fobie.

Infine, alcune piscine municipali e i centri nautici propongono lezioni contro l’acquafobia, sotto la guida di un maestro di nuoto, per imparare a nuotare meglio e a gestire la paura dell’acqua.

Di Giada Di Matteo
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