Amniocentesi: definizione, rischi, quando farla e come funziona?
Amniocentesi: definizione, rischi, quando farla e come funziona?

Amniocentesi: definizione, rischi, quando farla e come funziona?

L’amniocentesi è un esame del liquido amniotico che permette di individuare anomalie genetiche e problemi cromosomici, in particolare la trisomia 21.

Definizione: cos’è l’amniocentesi?

L’amniocentesi è un esame del liquido amniotico che permette di individuare anomalie genetiche e problemi cromosomici. È utilizzata soprattutto per diagnosticare la trisomia 21.

L’amniocentesi è un esame regolarmente prescritto alle donne incinte ma che presenta comunque alcuni rischi.

Svolgimento di un’amniocentesi

L’amniocentesi si effettua di solito al quarto mese di gravidanza. L’esame si svolge in un ospedale o in una clinica e sotto controllo ecografico. Un ago guidato da ultrasuoni viene introdotto nell’addome della madre per prelevare tra i 15 e i 20 centimetri cubici di liquido amniotico. L’intervento dura solo qualche minuto.

I risultati dell’amniocentesi sono disponibili solo 3 o 4 settimane dopo l’esame. In caso di grave anomalia, sarà proposto un aborto terapeutico.

Perché fare un’amniocentesi?

L’amniocentesi è generalmente raccomandata alle donne incinte con più di 38 anni. Infatti, a partire da una certa età, i rischi di trisomia 21 sono ampiamente superiori (1 su 100 gravidanze).

Allo stesso modo, l’amniocentesi è consigliata in caso di antecedenti familiari, sospetto di infezione, translucenza nucale durante un’ecografia (spessore della nuca maggiore rispetto alla media), malformazioni o ritardi nella crescita.

Rischi dell’amniocentesi

L’amniocentesi non è un esame totalmente privo di rischi. In alcuni casi, può provocare un aborto spontaneo nelle due settimane che seguono l’intervento. I rischi sono tuttavia molto bassi, infatti, ciò avviene soltanto nel 0,5-1% dei casi.

Di Giada Di Matteo
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