Inquinamento: la quantità di rifiuti plastici negli oceani potrebbe triplicare entro il 2025
Inquinamento: la quantità di rifiuti plastici negli oceani potrebbe triplicare entro il 2025
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Inquinamento: la quantità di rifiuti plastici negli oceani potrebbe triplicare entro il 2025

Un rapporto del governo britannico allarma sullo stato degli oceani. Anche se sono una delle maggiori fonti di sostentamento e rappresentano un potenziale colosso economico, subiscono la pressione dovuta alle attività umane. Inquinamento da pesticidi, rifiuti industriali o anche cambiamento climatico mettono in pericolo il loro equilibrio. Una minaccia ancora più pericolosa pesa sulla biodiversità marina: l’inquinamento dovuto alla plastica che potrebbe triplicare entro il 2025.

Da poco, il mondo ha un settimo continente. Non si tratta però di un territorio abitabile, anzi. Quest’enorme distesa è infatti costituita da 270 000 tonnellate di rifiuti plastici che navigano sulla superficie degli oceani. Sotto questa superficie ci sono in totale sette milioni di tonnellate di residui diversi che invadono i mari.

Quantificato nel 2014, quest’allarmante accumulo è ben lontano dal riassorbirsi. La sua progressione rischia di continuare nei prossimi anni, come rivela uno studio dell’ufficio britannico per la scienza, intitolato “Foresight Future of the Sea”. Il documento traccia un quadro dei luoghi della salute degli oceani e stabilisce delle previsioni.

Al centro delle preoccupazioni si trovano soprattutto i rifiuti industriali, l’inquinamento dovuto ai pesticidi, il cambiamento climatico ma anche e soprattutto i rifiuti plastici.

Le specie marine decimate

Queste pressioni di origine umana sconvolgono l’equilibrio fragile degli ecosistemi marini. Tra il 1970 e il 2012, la popolazione dei vertebrati marini è scesa del 49%. Circa 5250 miliardi di pezzi di plastica in sospensione sull’acqua hanno sicuramente gran parte della responsabilità in questo inquietante declino della biodiversità.

Se crediamo ai ricercatori britannici, il numero di residui potrebbe moltiplicarsi per tre da qui al 2025. Una tendenza preoccupante quando si sa che circa otto milioni di tonnellate di rifiuti sono già da qualche anno negli oceani, in base alle stime. “L’oceano è lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, si commuove uno degli autori dello studio, Ian Boyd, direttore scientifico del dipartimento dell’ambiente del governo britannico sul sito BBC News.

Investiamo molto denaro ed entusiasmo nelle missioni spaziali – ma non c’è niente di vivente lì. I fondali marini pullulano di vita. Abbiamo bisogno di una missione verso il pianeta oceano – è questa l’ultima frontiera”, dice uno dei coautori dello studio, il professor Edward Hill, del Centro oceanografico nazionale del Regno Unito.

L’inizio di una presa di coscienza

Gli autori dei lavori si concedono nonostante tutto una traccia di ottimismo. Secondo loro, industriali, governi e grande pubblico iniziano a rendersi conto della vastità del problema. Per evitare la catastrofe, i ricercatori raccomandano soprattutto lo sviluppo di plastiche biodegradabili e la sensibilizzazione dei consumatori grazie a campagne d’informazione.

Proteggere gli oceani è cruciale da una parte per salvaguardare la vita marina, dall’altra per assicurare lo sviluppo economico. Secondo gli autori del rapporto, si sta per mettere in pratica una vera e propria “economia dell’oceano”. I profitti che genera dovrebbero raddoppiare da qui al 2030 per arrivare alla somma astronomica di 3000 miliardi di dollari.

L’oceano è cruciale per il nostro futuro economico. Nove miliardi di persone andranno verso l’oceano per cercare il sostentamento. Per ora sappiamo davvero poco su ciò che è possibile trovare”, spiega Edward Hill.

Ricchezze di varia natura

I pesci non sono le uniche ricchezze dei mari. La loro superficie è anche adatta ad installazioni di produzione energetica come quella eolica off-shore. Potrebbero anche contenere metalli rari o alcune molecole utili per il trattamento del cancro.

L’oceano è senza dubbio un tesoro offerto dalla natura. Ma come tutte le cose preziose è fragile e dev’essere protetto. Non si possono sfruttare le sue ricchezze a spese del suo equilibrio ecologico. Fermare la crescita inesorabile del settimo continente di plastica rappresenta quindi un obiettivo importante per la biodiversità. Ma, non dimentichiamolo, riuscirci è anche cruciale per la nostra economia.

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Di Giada Di Matteo
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