Burnout: definizione, sintomi, trattamenti, cosa fare in caso di sindrome da burnout?

Cos'è il burnout? Quali sono i sintomi? Come si cura?

Il burnout corrisponde alla sindrome dell’esaurimento professionale. È molto comune e caratterizzato da uno stato di intensa fatica e di demotivazione dovuto a stress cronico. Quali sono i sintomi e qual è il trattamento?

Definizione: cos’è il burnout?

Il burnout, o sindrome da esaurimento professionale, consiste in uno stato di fatica intensa, mentale o fisica, legata al lavoro. Questa sindrome compare di solito dopo mesi o anni di sovraccarico e stress che causano una mancanza di motivazione e di risultati.

Il burnout può interessare tutte le categorie lavorative, dal dirigente all’operaio. Circa il 7% dei lavoratori soffrono di burnout, mentre più di una persona su quattro dichiara di soffrire di stress elevato cronico in azienda.

Sintomi: come riconoscere un burnout?

Il burnout non compare da un giorno all’altro. È uno stato che avanza con il tempo. La fatica compare poco a poco e non sparisce dopo periodi di riposo e relax. Svolgere il proprio lavoro quotidiano richiede quindi molta più energia e sforzo, e non presenta gli stessi risultati. Ciò provoca un sentimento di frustrazione e un’attitudine cinica.

Il paziente prova una sensazione di fallimento e incompetenza. Questo calo di autostima genera demotivazione costante e difficoltà di concentrazione, nonché decisionale. Nei casi peggiori, possono sopraggiungere pensieri suicidi.

Si presentano anche sintomi fisici tra le persone affette da burnout. Oltre alla stanchezza cronica, il paziente può soffrire di emicranie, cefalee (mal di testa), dolori muscolari, tachicardia, insonnia, assenza di appetito accompagnata da una perdita di peso, problemi digestivi e una maggiore predisposizione alle malattie e alle infezioni (febbre, otite, sinusite…).

Cause del burnout

Il burnout è causato dalla vita di tutti i giorni in azienda, che provoca tensioni croniche. Ciò può essere dovuto a un carico troppo grande di lavoro, una grande pressione in rapporto alle scadenze e ai risultati, una mancanza di riconoscimento (nessuna ricompensa adeguata o salario basso), una mancanza di controllo sulle decisioni o prese di posizione, la paura di perdere il lavoro, relazioni impegnative con la clientela, l’assenza di un buon rapporto tra colleghi e con i dirigenti e una cattiva comunicazione con gli stessi.

Anche la vita esterna al lavoro può ricoprire un ruolo nella comparsa della sindrome. Una persona sola o, al contrario con molte responsabilità familiari, sarà più incline a subire un burnout. Tuttavia, se l’elemento scatenante può essere individuale, la sindrome dell’esaurimento professionale si crea generalmente in un ambiente di stress condiviso da molti, tra impiegati e capi.

Trattamento del burnout

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Il trattamento del burnout (così come la prevenzione) è volto a eliminare, o al meno a ridurre, lo stress cronico. Esso consiste nell’interruzione del lavoro e in un periodo di riposo più o meno lungo in base ai casi. Ma ciò non è sufficiente. È importante prendere parte a delle sedute da uno psicologo per riconoscere le fonti di stress e per poterle trattare. Tra le differenti terapie a disposizione, la terapia cognitivo-comportamentale è la più impiegata, in gruppo o individualmente.

Possono essere prescritti antidepressivi o ansiolitici, da prendere solo per un periodo di tempo limitato.

Giada Di Matteo
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