Risonanza magnetica della prostata: definizione, come si svolge l’esame e ci sono dei rischi?

Cos’è la risonanza magnetica della prostata? A cosa serve?

L’imaging a risonanza magnetica (MRI) della prostata viene generalmente richiesto per diagnosticare un possibile tumore della prostata. I progressi nell’ambito dell’MRI permettono di evitare un ricorso sistematico alla biopsia che rimane un metodo invasivo.

Cos’è la risonanza mangetica della prostata?

Come tutti gli altri tipi di risonanza magnetica, quella che si esegue per la la prostata si basa sulle proprietà intrinseche degli atomi di idrogeno, i cui nuclei presentano la particolarità di allinearsi nello stesso senso sotto l’effetto di un potente campo magnetico. Stimolati dalle onde radio, emettono segnali captati e tradotti sotto forma di immagini in 2D o 3D da un software. La qualità delle immagini ottenute è superiore e permette di stabilire una distinzione tra tessuti molli sani e anomali.

Il grado di precisione è molto utile per individuare una lesione prostatica, un’infezione acuta o un tumore (carcinoma prostatico). Questo tipo di esame è generalmente richiesto in caso di aumento del tasso di PSA (antigene prostatico). L'esame del tasso di PSA, lo ricordiamo, viene consigliato agli uomini con più di 50 anni: esso dovrà effettuarsi ogni 3-4 anni. Generalmente, in presenza di valori sospetti viene consigliata la visita urologica: se questa non sarà in grado di dare risposte certe, allora si provvederà alla risonanza magnetica. La risonanza magnetica è diventata più comune recentemente, preferita alla biopsia in quanto quest'ultima viene considerata una tecnica molto più invasiva.

Per sottolineare il ruolo della prevenzione (e quindi della risonanza magnetica prostatica), nel caso di diagnosi di un tumore alla prostata, basti sapere che ben 9 uomini su 10 sopravvivono a 5 anni dalla diagnosi della malattia. Un passo in avanti importante possibile grazie anche all'utilizzo della risonanza magnetica.

Risonanza magnetica della prostata: come si svolge l’esame?

Questo tipo di esame di imaging medico si effettua soprattutto in ambito ospedaliero, sotto la responsabilità di un radiologo. Prima di effettuare una risonanza magnetica della prostata, il paziente deve compilare un questionario medico indicando gli antecedenti familiari e personali per individuare eventuali controindicazioni allo svolgimento dell’esame.

A questo punto, il paziente viene portato nella sala d’esame dove dovrà togliete tutti gli oggetti metallici che indossa e infilare un camice. In alcuni casi, viene iniettato un liquido di contrasto prima che il paziente entri nella parte centrale dell’apparecchio, simile a un tunnel.

Il paziente dovrà seguire le istruzioni del tecnico di radiologia che comunicherà con lui tramite microfono. Il paziente avrà un comando in mano per tutta la durata dell’esame. In media, la risonanza magnetica prostatica dura dai 30 ai 45 minuti.

Risonanza magnetica della prostata: quali sono i rischi per la salute?

La risonanza magnetica della prostata non presenta alcun pericolo rilevante per la salute perché, al contrario della TAC o della radiografia, quest’esame non utilizza raggi ionizzanti. Tuttavia, ci sono delle controindicazioni assolute che devono essere rispettate. Infatti, non tutti si possono sottoporre a risonanza magnetica.

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Non possono sottoporsi all’esame: i pazienti con stimolatore cardiaco, neurostimolatore, impianto metallico o valvola cardiaca. La potenza del campo magnetico applicato potrebbe avere gravi conseguenze sull’integrità fisica e sul funzionamento dell’apparecchio.

Altre situazioni particolari come la gravidanza o la presenza di tatuaggi devono essere valutate dal medico.

• Giada Di Matteo
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