L'olio di palma potrebbe essere persino più dannoso di quanto previsto
L'olio di palma potrebbe essere persino più dannoso di quanto previsto
L'olio di palma potrebbe essere persino più dannoso di quanto previsto
Continua a leggere

L'olio di palma potrebbe essere persino più dannoso di quanto previsto

Di Giada Di Matteo
Modificato

Il costo ambientale della produzione di olio di palma sarebbe maggiore rispetto alle stime. Un nuovo studio dimostra che le emissioni di diossido di carbonio attribuite alla deforestazione sono in aumento e legate al mantenimento della produzione dell’olio più consumato al mondo.

Più di 60 milioni di tonnellate è la quantità media di olio di palma consumata ogni anno nel mondo. In appena 20 anni, quest’olio vegetale è diventato il più utilizzato del mondo. Si ritrova in molti prodotti alimentari e cosmetici. Un’onnipresenza da sempre criticata.

L’impatto dell’olio di palma sulla salute è oggetto di un acceso dibattito e le conseguenze ambientali sono regolarmente denunciate dalle organizzazioni di protezione della natura. Per questo motivo, la produzione dell’olio si associa a una deforestazione intensa. Secondo la tavola rotonda sull’olio di palma (RSPO), tra il 1990 e il 2010 sono stati rasi al suolo 8,7 milioni di ettari di foresta in Indonesia, in Malesia e in Papua Nuova Guinea, per coltivare palme da olio.

Un nuovo studio condotto da Thomas Guillaume, post-dottorando dell’École polytechnique fédérale di Losanna, ha analizzato i vantaggi e l’impatto ambientale di queste terre usate per la produzione dell’olio di palma. La ricerca si basa su dati raccolti per più di due anni nel centro di Sumatra. Il risultato: questa coltura sarebbe ancora più nociva di quanto si creda.

Una coltura inquinante ma estremamente proficua

Secondo questo studio pubblicato nella rivista Nature Communications, convertire un ettaro di foresta in piantagioni di olio di palma equivale a una perdita di 174 tonnellate di carbonio, la cui maggior parte si ritrova nell’aria sotto forma di diossido di carbonio (CO2). “Equivale al viaggio in aereo di 530 persone tra Ginevra e New York”, rivela Thomas Guillaume in un commento.

Questa stima supera del 21% quelle precedentemente fornite dal Gruppo di esperti internazionali sull’evoluzione del clima (GIEC). Questa differenza sarebbe dovuta alla corretta valutazione delle emissioni di C02 che provengono dal terreno, che ritengono più gas a effetto serra rispetto agli alberi. L’impatto di questa monocultura non si ferma qui. Quando si pianta e si sfrutta una piantagione di palme, il suolo ne risente.

Dopo il raccolto, la quantità di biomassa che ritorna al terreno per nutrirlo può essere ridotto del 90%, rispetto a quella dei terreni di foresta. Questo crollo è dovuto all’uso di pesticidi che eliminano foglie morte, legnetti e altri rifiuti organici che possono rovinare il raccolto. “La quantità di biomassa eliminata dagli uomini per produrre l’olio di palma rispetto a quella restante per l’ecosistema fa sorgere dei dubbi sulla durata perenne di questo tipo di coltura”, sottolinea Thomas Guillaume.

Queste conseguenze si oppongono purtroppo all’enorme possibilità di sfruttamento di questa coltura. Il numero di tonnellate di olio di palma prodotto per ettaro di piantagione è molto più elevato rispetto ad altri tipi di olio. Ad esempio, per una stessa superficie, la produzione di olio di colza è cinque volte minore.

Una produzione difficile da frenare

Il suolo coltivato a palme da olio perde rapidamente la sua fertilità, causando una deforestazione enorme provocata dalla ricerca di nuove zone. Un circolo vizioso che potrebbe continuare. L’Indonesia e la Malesia accolgono l’85% della produzione mondiale di olio di palma, più di 53 milioni di tonnellate.

Nel 2012, l’Indonesia aveva il tasso di deforestazione più elevato del mondo, secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change. Una realtà che ha convinto il paese a firmare una moratoria nel 2016 per ridurre la produzione di olio di palma, tuttavia gli sforzi sono ben lontani dall’essere sufficienti, a giudicare da ciò che dicono gli ecologisti che denunciano l’impatto di queste colture sulle popolazioni locali.

Lo sviluppo di una coltura di olio di palma sostenibile è al centro di un vivo dibattito. Le ONG denunciano una frode che non permette di risolvere il problema e si appellano alla riduzione dell’uso di quest’olio vegetale da parte dell’industria.

Ma mentre la produzione inizia a diminuire nell’industria alimentare, essa aumenta in un altro settore: il biocarburante.


En plus
Nessuna connessione
Verificare i parametri