Dopo il morso di un serpente, ha documentato la propria morte

Dopo il morso di un serpente, ha documentato la propria morte

Noto esperto di serpenti, dopo essere stato morso, documentò la propria morte, in previsione dei futuri studi. Una fatalità che è entrata nella storia.

Scopri la sua storia nel video! 

Un erpetologista è una figura professionale specializzata nello studio di rettili e anfibi. Uno dei più famosi della storia si chiamava Karl Patterson Schmidt e ha dedicato la sua vita allo studio dei serpenti e dei loro veleni. Decine di nuove specie di serpenti furono scoperte da lui.

Nel 1957 Karl fu contattato da un funzionario del Lincoln Park Zoo, negli Stati Uniti, per identificare un serpente. Quel che non sapeva è che, con questo animale, sarebbe finita nel peggiore dei modi. Il serpente misurava circa 76 centimetri e aveva la testa simile al boomslang, una specie africana abbastanza velenosa.

Tuttavia, durante l’identificazione del serpente, non era sicuro che fosse un esemplare di quella specie, poiché, come scriveva nel suo diario, “la piastra anale del serpente non era divisa”, caratteristica comune a questa specie.

Quello che successe dopo, gli costò la vita: per esaminare meglio il serpente, Schmidt prese il cobra per avere una visuale migliore; impressionato da quello che aveva visto,  abbassò la guardia e fu morso sulla mano, sul pollice sinistro.

Il serpente lasciò un foro di 3 millimetri di profondità e lo specialista succhiò la ferita per cercare di far uscire il veleno. A quel punto, volle andare fino in fondo: invece di far intervenire il medico, iniziò ad annotare gli effetti del veleno della nuova specie sul suo organismo.

Il diario

Sono state sollevate varie teorie al riguardo, ma, secondo la più accreditata, Schimidt non credeva che il veleno del serpente fosse fatale. Così cominciò a registrare tutto ciò che sentiva e osservava sul suo corpo. Nel suo diario c’era scritto:

16h 30 – 17h30 forti dolori, ma senza vomito. Viaggio verso Homewood, in treno suburbano. 

17h30 – 18h30 Forte sensazione di freddo e tremori seguiti da febbre a 38,7C. Verso le 17,30, inizio del sanguinamento delle mucose orali, principalmente della gengiva.

18h30 ho mangiato due toast.

21 – 00h20 – Ho dormito bene. Ho urinato alle 00:20, principalmente sangue, ma una piccola quantità. Ho bevuto un bicchiere d’acqua alle 4:40 del mattino, a cui sono seguiti vomito e dolori forti, avendo espulso la cena indigesta. Mi sono sentito molto meglio e ho dormito fino alle 6:30 del mattino”.

Il giorno seguente, ha scritto: “26 settembre, 6:30 del mattino. Temperatura: 36.8°C. A colazione, ho mangiato cereali e toast con uova, mela e caffè. Non urino, ma espello circa 30 ml di sangue ogni 3 ore. La bocca e il naso continuano a sanguinare, non eccessivamente”.

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Sono state queste le sue ultime parole. Alle 13:30, dopo aver vomitato, chiamò la moglie, ma, quando arrivarono i soccorsi, era già in stato di incoscienza e sudava molto. Alle 15 dello stesso giorno morì, in preda ad una paralisi respiratoria. L’autopsia ha constato che occhi, cuore, polmoni, cervello e reni sanguinavano. Quando gli fu consigliato di rivolgersi ad un medico, si limitò a rispondere che ciò avrebbe alterato i sintomi.

(Fonte: Folha)   

Paola Gentile
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